WILLIE CUP: PREMIO ALDO ALVISINI

 GIOVANI CHE PASSIONE!!!

A volte le passioni nascono  per caso, per un disegno del destino.

E’ il caso di Aldo Alvisini, storico Dirigente Sportivo della Sebastiani che ha dedicato tanta parte della sua vita al Basket reatino.

Erano gli anni ’60, Italo Di Fazi era già  noto in città per il suo impegno sportivo. La Sebastiani invitava i giovani a praticare il basket, così tra i banchi di scuola venne notato Bruno Alvisini, suo figlio, che all’epoca era solo un bambino ma che era il più alto dei compagni di classe.

Aldo lo prese per mano e lo condusse a San Liberatore dove decine di ragazzi da tempo si dilettavano in quello che sarebbe diventato, insieme all’atletica, lo sport più importante in città.

Alvisini non aveva mai avuto a che fare con la pallacanestro, ma veniva dal mondo dello sport, negli anni ’50 era stato infatti direttore sportivo del Pedale Sabino, storica società ciclistica, e ancor prima militò nella Società Calcio Vaccarezza.

L’ingresso di Bruno nel mondo del basket fece appassionare anche suo padre che insieme  a Di Fazi fecero crescere la società portandola ai vertici del successo.

Anni e anni a caccia di giovani talentuosi tra i polverosi campetti di basket reatini e le palestre di tutte Italia.

Il Basket può decollare – diceva Alvisini- solo riponendo nei giovani tutte le speranze.

Aveva un caratte burbero, Alvisini, spesso polemico, ma quando si trattava di raggiungere un obiettivo niente e nessuno poteva fermarlo.

Ecco allora che giovani come Sanesi, in arte Padella, Olivieri, Torda, Patacchiola, Carrer, Alvisini, Carapacchi andarono ad alimentare il serbatoio Juniores; altri come Cerafogli, Carapacchi, Valzano, Sensi militarono tra gli Allievi, solo per citarne alcuni.

Non sempre le cose vanno come si spera, non sempre  procedono per il verso giusto, tuttavia è il caso di dire che non tutti i mali vengono per nuocere: ‘nel ’74 Alvisini si dimise dalla Sebastiani ma compì un altro miracolo: fondò una nuova società, di cui fu Presidente,  la Minervini che deve il suo nome al Provveditore algli Studi Luigi Minervini, che aveva dato il suo prezioso contributo alla pallacanestro reatina.

Una nuova avventura e tanti successi ottenuti insieme a Gianni Cavoli.   La politica della nascente società era quella di coinvolgere il maggior numero di giovani e praticamente da subito la Minervini contò numerosi ragazzi del minibasket, del settore Propaganda, allievi, cadetti, giocatori di promozione e di  serie C come Zeno Proietti, Alberto Patacchiola, Marco Patacchiola . I finanziamenti erano assicurati dalle quote dei dirigenti, delle iscrizioni al minibasket, dai versamenti volontari dei tifosi, nonché dai contributi della Snia.

In breve tempo i ragazzini che entrarono a far parte della società erano talmente tanti che fu necessario utilizzare il “Palazzetto” dell’allora Viale della Gioventù. La Minervini, è bene sottolinearlo, accolse centinaia di giovani fino a quando Alvisini ne fu Presidente, si avvio poi inesorabilmente verso il tramonto.

Effettivamente quando Alvisini rientrò nella Sebastiani nel ’76, la squadra propaganda della Minervini arrivò terza alle finali nazionali a Viterbo, con Paolo Campanelli premiato come miglior realizzatore nei playoff, tuttavia lo stesso Campanelli, come Fabrizio Luna e moltissimi altri, negli anni che seguirono lasciarono la Minervini e seguirono Alvisni alla Sebastiani.

A partire da quegli anni immenso fu lo strapotere delle squadre giovanili reatine in tutti i campionati: ricordiamo la squadra giunta alla finale nazionale  del Trofeo Propaganda che si disputò nel Luglio del ’79, dopo aver superato una durissima selezione su oltre 1500 squadre.

Uno dei suoi meriti a tutti noti  fu quello di aver intuito il talento di Domenico Zampolini e Roberto Brunamonti, acquistati rispettivamente per 900.000 lire e poco più di un milione, entrambi provenienti da Spoleto e ancora oggi profondamente legati alla nostra città e alla famiglia Alvisini. Da Spoleto proveniva anche Pettinari.

Un lavoro immane, continuo, metodico, svolto solo ed esclusivamente in nome della passione per lo sport portava Alvisini quotidianamente alla ricerca di giovani, a contattarne le famiglie e le Società di appartenenza. Decine i contratti stipulati, tante le occasioni perdute. Le famiglie di ragazzi provenienti da tutta Italia affidavano i loro figli alla Sebastiani e soprattutto ad Alvisini che assumeva il ruolo del “padre adottivo”, preoccupandosi della sistemazione, degli studi, dei bisogni della quotidianità di tanti adolescenti, di tenere costanti contatti con la scuola e  i genitori che riponevano in questo “gigante del basket” il massimo della fiducia.

Sempre in prima linea, sempre a bordo campo ad incoraggiare i sogni di chi ancora oggi vive nelle palestre ad insegnare alle nuove generazioni come infilare la palla in un canestro.

A bordo di un vecchio pulmino grigio ogni giorno salivano ragazzi diretti verso i campi di basket del centro Italia a conquistare successi a non finire. La punta di diamante della carriera di Alvisini è senza dubbio costituita  dagli Allievi (Maurizio Balducci, Paolo Campanelli, Giuseppe Cattani, Luca Colantoni, Marcello Ercolani, Paolo Di Fazi, Fabrizio Luna, Marco Pitoni, Maurizio Faraglia, Fabrizio Dionisi, Ludovico Melchiorri Gianluca Graziani, Stefano Meloccaro) allenati da Sandro Cordoni,  che il 5 Luglio del ’79 conquistarono il titolo Italiano a Monopoli sconfiggendo la Scavolini-Pesaro, mentre  l’anno successivo  a Livorno  i cadetti si  aggiudicarono il secondo posto alle finali nazionali.

Non si dimentichi però la squadra del ’66 allenata da Lucio Giachin nella quale militavano giocatori come Carlo Nerici, Sergio Giovannelli, Giuseppe Gasperini, Vittorio Morandi che parteciparono alle finali nazionali, ottenendo il quinto posto. In quell’occasione disputarono gli incontri anche Fabio Orlandi e Roberto Ciccotti entrambi del ’67.

Ricordiamo tra i tanti anche due preziosi giovani del ’64 giunti a Rieti da Castelfiorentino: Mauro Piampiani e Roberto Vanni, tra i più valorosi cestisti cadetti. Indimenticabile è l’immagine di questi due atleti che dopo 40 anni si sono ricordati di chi li ha accolti a Rieti con amore e sono tornati in città per salutare Alvisini ormai anziano, trascorrendo con lui l’intero pomeriggio. Era il natale del 2017, con dovizia di particolari hanno ricordato le vecchie imprese cestistiche.

Andando via Roberto Vanni si è voltato e ha salutato Alvisini dicendogli “ciao, papà”.

Non servono altre parole per spiegare cosa sia l’amore per il basket e i giovani.

Un mese dopo, il 27 gennaio 2018, Alvisini si è spento nella sua casa, ma i suoi ragazzi lo portano tutti nel cuore, come dimostrato dal  “Premio Aldo Alvisini” conferito al miglior dirigente sportivo , istituito quest’anno dagli organizzatori della Willie Cup, Carlo  Nerici, Massimo  Martellucci, Bruno  Marignetti.

Elena Alvisini

PREMIO ALDO ALVISINI STAGIONE SPORTIVA 2018/19

GIANLUCA MARTINI DIRETTORE SPORTIVO ZEUS NPC RIETI

(Photo Rietinvetrina.it)